1887 Più di cento anni fa

Una coppia di giovani sposi:

Lorenzo e Clorinda,

Che gestiva una rivendita di vini nelle grotte del Testaccio,

Davanti alle quali fervevano i lavori per la costruzione del nuovo Mattatoio,

Decise di trasformare la rivendita in

"Osteria con cucina".

Quando il nuovo mattatoio fu pronto (1890),

Le maestranze presero l'abitudine di portare a cucinare qui le parti

Della bestia che ricevevano come parte della paga perché

Erano considerate povere.

Così nacquero la pajata alla romana, la coda alla vaccinara, il padellotto

E tutti gli altri piatti ricavati dal 5° quarto.

La coppia intanto aveva avuto una figlia: Ferminia, che divenuta adulta

Si sposò e proseguì il lavoro dei genitori,

Continuando a cucinare quei piatti che avevano tanto successo.

Ella ebbe un figlio: Francesco, che tutti chiamavano Checchino,

Fu lui che nel 1927 restaurò il locale, che intanto andava

Annoverando una clientela di politici, nobili e professionisti,

E volle dargli il suo nome, unito alla data di nascita della licenza.

Dei suoi cinque figli uno solo: Sergio,

Seguì le orme del padre, prima al suo fianco poi con la madre Chiara,

Ampliando la selezione dei vini del Lazio e aggiungendo

Una scelta dei migliori vini italiani e francesi che la cantina

Scavata sotto il Monte dei Cocci permette di conservare al meglio.

A lui prematuramente scomparso, è seguita la moglie Ninetta

Con i figli Elio e Francesco a salvare una tradizione familiare

Che non doveva andare perduta.



Il Monte dei Cocci

Il Monte Testaccio si può considerare un monumento archeologico, sicuramente unico al mondo.

Come infatti ricorda il nome stesso (da testa-ae che in latino vuol dire vaso di terracotta), questo strano monte è formato da pezzi di anfore romane accatastati gli uni sugli altri. A partire dal 55 a.C., infatti su decreto imperiale, tutte le grosse anfore vinarie, olearie e granarie, scaricate al Porticus Aemilia ( porto situato all'altezza dell'attuale ponte di Porta Portese), venivano convogliate negli Horrea Galbana o Sulpicia (quartiere dei magazzini dove venivano conservate le derrate alimentari). Qui, una volta spezzate,vanivano sistemate secondo un ordine logico: le pance da una parte, i manici da un'altra e i colli con dentro le basi (a punta) da un'altra ancora.

La ragione di questa strana ordinanza è da ricercare nel fatto che non era conveniente riutilizzare le anfore giunte nel porto dell'Urbe in quanto, non essendo smaltate all' interno, risultavano troppo porose quindi soggette a deterioramento; inoltre il dazio per riportarle nei luoghi d'origine era troppo elevato, contro il costo di produzione estremamente basso.

Doveva, pertanto, essere regolata legalmente l'abitudine di rompere queste anfore, dato che non potevano essere gettate nel Tevere senza correre il rischio di veder deviato il corso del Fiume. Da qui l'apposita legge per regolamentare il modo e il luogo in cui collocare rigorosamente i cocci: in quell'area ben delimitata, secondo la forma, senza legature di malta.

Uno splendido esempio di come la Roma imperiale regolava la sua struttura urbanistica, con sapienza giuridica ed amministrativa.


Nel corso dei secoli questo singolare monte arrivò a raggiungere la considerevole altezza di 70 metri, ora scesa a 50 ed un perimetro di oltre 800 metri, per un totale di 86 milioni di anfore pari a 15 milioni di metri cubi.

Proprio le anfore, ossatura di Testaccio hanno suggerito l'utilizzazione che il Monte ebbe successivamente. La terracotta, infatti, mantiene costante la temperatura (intorno ai 10°) e, garantendo la ventilazione, conserva il luogo asciutto: caratteristiche ideali per magazzini alimentari. Lungo i suoi fianchi vennero scavate 48 grotte, destinate a freschi ripostigli per olio, vino e derrate alimentari della Roma papalina.

Proprio in una di queste grotte, già nel 1870 gli antenati della famiglia Mariani stoccavano il vino per la propria rivendita, e trasformando la rivendita di vino dapprima in osteria con cucina, poi in trattoria ed infine in ristorante, allestirono la cantina per conservare, egregiamente, l'incredibile gamma di vini della propria carta.



Premi e Riconoscimenti

1956: Medaglia d'Oro della Camera di Commercio di Roma per fedeltà al Lavoro.

1958: Diploma di Cucina Eccellente dell'Accademia Italiana della Cucina.

1963: Medaglia d'Oro al I Festival Gastronomico di Zagarolo.

1964: Medaglia d'Oro Ente Provinciale per il Turismo.

1985: Diploma per la Valorizzazione del Turismo laziale,

riconosciuto dalla Regione Lazio.

Medaglia d'Oro Ente Provinciale per il Turismo e Diploma di

benemerenza in occasione dei 40 anni dell'Assoristoranti.

1986: Diploma Cucina Eccellente dell'Accademia Italiana della Cucina.

1987: Diploma dall'Associazione Ristoranti del Buon Ricordo.

1988: Diploma di Appartenenza ai "Locali Storici d'Italia" per aver contribuito al mantenimento del giudizio mondiale di Storicità, di eleganza e di saper vivere nei riguardi dell'Italia.

1991:
Giugno, chiamato a rappresentare la cucina romana per valorizzare i prodotti alimentari della Provincia di Roma nell'ambito della manifestazione svoltasi presso il C.I.A. (Culinary Institute of America) nello stato di New York.


1992: Diploma Champagne Mumm per Gastronomy World Stars.

Il locale fa parte dell' "Associazione Locali Storici d'Italia" e dell' "Unione Ristoranti del Buon Ricordo".

E' presente nelle guide gastronomiche dei seguenti paesi:

Italia, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Giappone, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Canadà e Australia.

Numerose le citazioni su importanti testate mondiali.

Sull'Herald Tribune del 17 ottobre 1994 figurava al settimo posto al mondo e al primo in Italia tra i ristoranti della sua categoria.