Il ristorante che inventò la coda alla vaccinara 1887-1997 Compie centodieci anni il ristorante "Checchino dal 1887", un tempio della gastronomia romanesca, dove intorno al 1890, un po' per caso e un po' per sapienza, come in ogni grande invenzione della storia, la sora Ferminia (figlia di Lorenzo e Clorinda fondatori del locale) inventa la coda alla vaccinara. Simbolo internazionale della cucina popolare di Roma l'originale piatto nasce da una "cucina di quartiere", condizionata dalla presenza dell'antistante mattatoio, da una gastronomia povera, a base di frattaglie, considerate scarti e regalate ai "vaccinari", o "scortichini", come integrazione della paga. Si doveva trovare il modo di rendere appetibile una carne a buon mercato ma difficile da cucinare, dato il sapore molto carico per l'eccessiva concentrazione di sangue. Dopo diversi tentativi fatti con il brodo, nasce l'idea, la grande intuizione: lo stufatino con il sellero (sedano). Al posto della tradizionale fracosta o muscolo di manzo la sora Ferminia, prima proprietaria dell'allora "Osteria dell'Olmo" decide di tentare l'esperimento della stessa ricetta con la coda e le guance (i gaffi) dell'animale. I risultati sono strepitosi: nasce una ricetta nuova, originale, il cui successo varca i confini di Testaccio, poi di Roma e infine d'Italia. La creatività gastronomica dei Mariani non finisce comunque qui. |
A necessario corollario, nel teatro gastronomico di "Checchino" va citata tutta la cucina romanesca del "quinto quarto",il padellotto, i rigatoni con la pajata, l'insalata dizampi, la trippa, le animelle, la lingua, il cervello e gli schienali, insieme al particolare "bue garofolato", antico piatto contadino di cui "Checchino" possiede la ricetta originaria. ...Come i fornelli, anche le mura del locale, uno dei più antichi di Roma, guidato da cinque generazioni di Mariani, diventano interpreti di una Roma popolare e autentica. Tra gli antichi cocci delle anfore romane del MonteTestaccio e l'ottocentesco Mattatoio, Checchino racconta nelle "storiche" fotografie appese ai muri, nei vecchi libri di firme dei clienti, negli aneddoti tramandati di generazione in generazione dalla famiglia Mariani, una storia di Roma sconosciuta e inaspettata, che non si troverà mai scritta nei libri. |
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Centodieci anni di storia hanno significato per "Checchino" una crescita importante, una trasformazione operata, però, all'interno di un rigoroso stile tradizionale. "Vogliamo celebrare centodieci anni di cucina romana" dice Ninetta Mariani. Le ricette, anche se alleggerite e adattate allo stile di vita di oggi, sono esattamente le stesse di cento anni fa, sono quelle di Lorenzo e Clorinda e poi di Ferminia, sono i piatti che hanno mangiato i "vaccinari", ma anche personaggi di rilevanza internazionale. e che hanno costruito l'immagine gastronomica di "Checchino". Dalla Spagna alla Danimarca, dall'America alla Norvegia e al Giappone, la cucina popolare romanesca, di cui "Checchino" rappresenta il più autentico interprete oggi rimasto, sembra aver conquistato i palati di popoli dalle più diverse culture e nazionalità, da un capo all'altro del mondo. I piatti del "Buon Ricordo" Abbacchio alla cacciatora: coscio e spalla di agnello da latte disossato, tagliato a bocconcini e saltato in padella con acciuga, aglio, aceto, olio extra vergine d'oliva e peperoncino. Questo è il piatto in corso, chi mangia questa specialità lo riceverà in omaggio. Del vecchio piatto del "Buon Ricordo", si può tuttora gustare la specialità, ma non si può più ricevere il piatto: coda di manzo stracotta per circa 5i n salsa di pomodoro ore con sedano, pinoli, uva passa e cioccolato amaro. |
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